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Il 10 agosto è il giorno tanto atteso della partenza. Siamo in
sei ad affrontare la traversata Atlantica: io e mio marito, in
compagnia di nostra figlia di 12 anni, di nostro figlio di 15
anni e dei nostri due nipoti. Per i nostri nipoti è la prima
volta in USA.
Tranquillo
il viaggio e regolare l’atterraggio all’International Airport di
Miami ma il primo impatto in terra d’America non è dei migliori:
l’autista (mio marito) si accorge di avere la patente scaduta.
Patente scaduta niente guida, non ci sono deroghe.
Questa
volta anche se a malincuore l’autista deve affidare la guida
alla moglie e al nipote che per fortuna, seppure giovane, è in
possesso della patente di guida.
Il
traffico è regolare e ordinato, i limiti di velocità vengono
mantenuti: ci chiediamo se per zelo e rispetto delle regole
degli americani o se perché incombe la spada di Damocle delle
multe e degli arresti. Notiamo subito che i motociclisti non
sono obbligati a portare il casco.
Pernottamento all’Holiday Inn di Palm Beach.
L’11 agosto inizia con una memorabile abbondantissima e
coloratissima colazione in hotel, ci sono ogni sorta di
specialità gastronomiche americane: french toast, french toast
cinnamon, pancake strawberry, blueberry, sciroppo d’acero,
muesli, uova, bacon e ogni altra specialità purché contenente un
quantità di grassi elevatissima o galleggiante nei condimenti ….
Le
porzioni sono very large, veramente “americane”.
Poiché
tutti gli hotel sono dotati di un elettrodomestico per la
preparazione del caffè, ogni mattina la nostra figliola
ritualmente ci prepara il caffè americano: che magnificenza!
Procediamo
con la visita di Palm Beach, forse la città più ricca degli Usa,
le spiagge infinite e deserte con le immancabili palme. La Word
Avenue, meta dello shopping più selezionato, in cui non mancano
i negozi delle più grandi marche italiane (Gucci, Armani, etc.)
ed innumerevoli raffinatissime boutique e negozi d’antiquariato.
Una rapida
visione della casa di Flagler, primo costruttore del sud della
Florida e poi via a Cocoa Beach, paradiso del surf. Visitiamo il
Ron Jon Surf Shop, aperto 24 h su 24, come peraltro molti grandi
magazzini americani, in cui vi si trova tutto per i maniaci del
surf e della spiaggia.
Spuntino
da Wendy’s e dopo il bagno in oceano una indimenticabile cena al
Durango (ottima steak house). Primo impatto con l’aria
condizionata che mantiene nei locali una temperatura quasi
polare. Così è se vi pare, in tutti i locali pubblici. Cerchiamo
di proteggerci con abbigliamento quasi invernale.
Al rientro
ci imbattiamo in una colonia di procioni che stazionano nelle
vicinanze del nostro hotel in attesa del cibo che i turisti
generosamente offrono.
Pernottiamo all’Holiday Inn ma la sistemazione non è troppo
soddisfacente.
Il 12 agosto visitiamo lo spettacolare Kennedy Space Center di
Cape Canaveral. Da qui il lancio dell’Apollo 11 che ha portato
il primo essere umano sulla luna il memorabile 20 luglio 1969.Un
biglietto complessivo dà diritto alla visita di tutte le mostre,
ai filmati ed al tour dello Space center. È piuttosto dispersivo
ma ne vale la pena, soprattutto per coloro che hanno vissuto in
diretta nel 1969 l’allunaggio del primo uomo: inimmaginabile la
grandiosità della rampa di lancio e soprattutto inimmaginabili
le dimensioni dell’Apollo V.
Poi la
visita allo Space Shuttle. Si pranza con hot dog ed infine si
corre a Daytona dove ci aspetta un bagno nella piscina dell’Holiday
Inn.
Cena a
base di gamberi nell’indimenticabile Bubba Gump: all’ingresso
del ristorante la famosa panchina e le scarpe di Forrest del
famoso film “Forrest Gump”.
Il 13
agosto inizia con l’irrinunciabile giro sulla spiaggia di
Daytona con l’auto. Poi una visita al circuito automobilistico
che ospita i raduni della Nascar.
Dopo
l’immancabile tappa al Premium Outlets arriviamo a Orlando.
E’incredibile come gli americani si illudano di essere magri
alterando le taglie internazionali; quella che da noi è una M da
loro è una S, quella che per noi è una XL da loro è una M:
ognuno cerca di consolarsi come può. In effetti purtroppo
l’obesità è veramente dilagante ed impressionante; il tutto
appare comprensibile e giustificato non appena ci si rende conto
delle dimensioni dei piatti e di conseguenza delle porzioni. A
completare l’opera sono le dimensioni dei bicchieri delle
bibite, mantenuti sempre rigorosamente pieni dai camerieri:
spesso si paga soltanto il primo bicchiere ed i successivi sono
gratuiti.
I
camerieri dei ristoranti hanno sempre diritto ad una mancia
equivalente a circa il 10% del “bill”.La mancia non è dovuta
soltanto quando nello scontrino si trova la dizione “gratuity”.
Cena
caratteristica al ristorante giapponese Kobe dove il cuoco si
esibisce con giochi di coltelli e flambé nella preparazione
delle pietanze: molto divertente.
Il 14
agosto i ragazzi trascorrono l’intera giornata nei parchi
divertimento Universal di ORLANDO.
Noi adulti
facciamo un giro nei dintorni fino all’inconfondibile casa che
affonda di Ripley’s Believe It or Not.
Un
temporale ci costringe a salire sul primo autobus in arrivo che
ci dona un imprevisto giro della downtown fino alla Central
Station.
Tornati
alla Universal CityWalk visitiamo l’Hard Rock Cafe dove ci
concediamo un buonissimo hamburger con patatine. Poi al cinema a
vedere MAMA MIA con Meryl Streep, rigorosamente in inglese. Non
comprendiamo una sola parola ma le immagine sono esplicative e
le musiche degli Abba bellissime. Ci scandalizziamo alla vista
delle dosi di popcorn e patatine accompagnate da salse multiple
servite in confezioni impensabili in Italia ma che i tranquilli
spettatori consumano con assoluta nonchalance.
Pernottamento a Tampa nel Best Western, scelta da non ripetere.
Il
ferragosto inizia con la visita di Ybor City che fu sede
dell’industria del sigaro tra la fine dell’800 e l’inizio del
900. Ora sembra una città abbandonata. Più vitale è il nuovo
piccolo centro di Tampa.
Attraversiamo la baia di Tampa sullo Sunshine Skyway Bridge.
A San
Petersburg visitiamo il notevole museo di Salvador Dalì, ricca
raccolta dei suoi più famosi quadri.
Il clima
tropicale pervade Fort Myers dove visitiamo le residenze
invernali di Edison e Ford, immerse in un indimenticabile
giardino. Ancora adesso chiudo gli occhi e riesco a rievocare il
profumo dei mango che raccolgo, appena caduti dagli alberi.
Il museo
di Edison è veramente unico con le centinaia di brevetti da lui
depositati: il ferro da stiro, la macchina per il caffè, etc.
Il
fantastico clima tropicale non ci abbandona nella costa Lee
Island che offre un’irresistibile combinazione di spiagge
sabbiose ricoperte da conchiglie di ogni specie, è uno
spettacolo mai visto. Il golfo del Messico ha acque basse e
calde, con un letto piatto, senza barriera corallina che possa
rompere le conchiglie e questo ne permette la crescita. Sulla
spiaggia di Sanibel anche una tartaruga, un’iguana ed un
granchio, una vegetazione lussureggiante ed un’atmosfera
rilassante che ritroveremo soltanto a Key West.
Poche cose
distraggono dalla spiaggia e dalle bellezze naturali.
Pernottamento all’Holiday Inn di Naples .
Il 16
agosto si riparte con destinazione Key Largo. Una tartaruga ci
attraversa la strada e cerchiamo di evitarla …
Molti sono
inoltre i cartelli che indicano di fare attenzione ai
coccodrilli che attraversano la strada. Durante il percorso
infatti ne troviamo numerosi schiacciati dalle auto.
Prima
tappa ad parco delle Everglades ad Everglades City da Capitan
Doug. Con piccoli Airboat intraprendiamo la visita del Parco.
Tra bromelie, mangrovie ed erba sega ci attendono gli aironi
blu, l’airone bianco ed affamatissimi alligatori con le loro
terribili fauci. Ci accompagna una guida che sembra appena
uscita da Jurassic Park, ci documenta sulla voracità degli
alligatori, ne faremmo anche a meno… che paura !!!!
Spaventati
ci teniamo ben stretti al boat pensando a quella che potrebbe
essere la conseguenza di una nostra caduta in acqua.
L’idea di
far lacrimare il coccodrillo non ci alletta affatto.
Proseguiamo in auto fino a Ochopee dove, nel più piccolo post
office degli Usa, acquistiamo i francobolli per spedire le
cartoline. In prossimità del villaggio indiano Miccosukee ci
fermiamo per fare qualche acquisto di artigianato.
Mio marito
non demorde dall’idea di gustarsi un alligatore. Cosa non
mangerebbe…. Di fronte al villaggio indiano troviamo un
ristorante che offre coccodrillo fritto con patatine. Finalmente
riesce a soddisfare il suo palato.
Attraversate anche le riserve degli indiani Seminole si giunge a
Florida City e poi all’Holiday Inn di Key Largo. Cena al Burger
King.
È in arrivo l’uragano Fay. Dido,il nostro amico americanologo,
dall’Italia ci avverte con largo anticipo. Stanno evacuando
tutte le Keys e gli hotel di Key West stanno chiudendo. Siamo
costretti a cambiare programma,dobbiamo tornare a Miami nella
mattinata del 17 Agosto. Dopo la sistemazione all’Holiday Inn di
Miami Beach visitiamo la ricca zona residenziale di Coral Gables
con la casa di Merrick , architetto che ha progettato la città
negli anni 20.
La piscina
veneziana costruita nel 1923 si dice che sia la piscina pubblica
più bella del mondo.
Una visita
poi all’hotel Biltmore, che ha ospitato celebrità come Al Capone
o i duchi di Windsor, con la magnifica piscina in cui il celebre
istruttore di nuoto, Johnny Weissmuller, interprete di Tarzan,
stabilì un record mondiale di nuoto negli anni 30. Pranzo a
CocoWalk, il luogo più frequentato di Coconut Grove, il
quartiere più vivace dopo South Beach.
Nel
pomeriggio un bagno nell’oceano a Miami Beach ed una buona cena
italiana da Rosinella in Lincoln Road. Un gelato indimenticabile
nella stessa via da Illy.
Il 18
Agosto il tempo inizia a peggiorare. Visitiamo a Fourt
Lauderdale il centro commerciale Sawgrass Mills. A Miami
decidiamo di fare un giro per la città utilizzando il Metromover.
Inaugurato nel 1986, è una navetta senza conducente che compie
un giro di 4 km in senso orario attorno al centro(Downtown). Il
servizio è gratuito e quindi molto utilizzato da persone poco
abbienti. Facciamo incontri interessanti e possiamo scambiare
qualche parola con gli abitanti della città.
Programmiamo una cenetta in Ocean Drive ma a malincuore dobbiamo
cenare in hotel perché alle 17.30 arriva l’uragano Fay. La
polizia ordina la chiusura di tutti i locali, la spiaggia e la
piscina vengono completamente evacuate e ogni cosa viene
ritirata. Osservo dalla finestra della camera la violenza con
cui una sdraio dimenticata viene trascinata dal vento e sbattuta
distruggendola contro le mura dell’hotel.
Il vento è
violentissimo così come l’acqua e la tempesta. Le palme vengono
piegate in maniera impensabile. Un canale televisivo trasmette
continuamente notizie riguardanti l’uragano. Soltanto nella
notte la violenza del vento va scemando.
Il mattino
successivo possiamo uscire ma la strada per le Keys è ancora
chiusa.
Visitiamo
Little Avana e nella principale arteria commerciale, Calle Ocho,
ci gustiamo un eccellente caffè cubano in un locale che vende
anche dell’ottima frutta (banane piccole e dolcissime e molti
altri frutti tropicali). Molto cortesi i proprietari così come
il proprietario della fabbrica di sigari (Don Pepin) nella quale
acquistiamo qualche sigaro da regalare. Sono molti i negozi di
articoli religiosi.
Arriviamo
al Cuban Memorial Boulevard dove un monumento ricorda i 2.506
caduti nella invasione della baia dei Porci a Cuba, guidata
dagli Usa nel 1961.
Nel centro
di Miami svetta la Freedom Tower (1925) e ci concediamo un giro
nel Bayside Marketplace, ricca di negozi, ristoranti e bar.
Nell’Hard Rock cafe è vana la mia ricerca della grandiosa
chitarra che avrebbe dovuto essere localizzata sul tetto
dell’edificio: è stata portata via dall’uragano Wilma di qualche
anno fa.
Poi un
giro in Ocean Drive a South Beach dove numerose persone
stazionano davanti al cancello della casa di Gianni Versace,
proprio nel punto in cui venne ucciso. Meritevoli di una attenta
osservazione sono gli splendidi palazzi e hotel restaurati del
quartiere Art Deco.
La vista
fugace di un famoso pluritatuato in auto ad un semaforo fa
impazzire i due nipoti che più volte rivisitano il negozio (set
di una trasmissione in onda su un canale di Sky) con la speranza
di rivederlo.
Cena a
Casa Grande in Ocean Drive. I camerieri ci offrono una cena a
metà del prezzo della carta se ceniamo non più tardi delle ore
19.
Il 20
Agosto alle ore 6.15 partiamo alla volta di Key West.
Attraversate le fantastiche Keys, ci fermiamo soltanto per una
veloce colazione da Pig, a base di french toast ed ogni altra
leccornia americana (i l nome del bar calza a pennello). Poi una
passeggiata sulla incantevole spiaggia di Bahia Honda e via per
la meta del nostro viaggio. Con un tempestivo messaggio il
nostro amico Dido annuncia in tempo reale il nostro arrivo a Key
West: non ci resta che chiamarlo per fargli sentire in diretta
il rumore delle onde dell’oceano.
Ci
abbandoniamo ad un bagno indimenticabile nella piscina
dell’hotel immersa in una vegetazione tropicale; l’acqua è
tiepida ed il clima è fantastico. Key West non è propriamente un
luogo ma è un modo di essere e di vivere, Key West è un
sentimento che viene dal profondo;bisogna mettersi in sintonia
con i locali, lasciandosi andare allo stile di vita rilassato e
tropicale.
Arriviamo
alla casa di Hemingway alle ore 17.05 ma è appena stata chiusa.
Un momento di sconforto per non aver potuto provare l’atmosfera
dello scrittore e soprattutto per non aver potuto vedere i gatti
a 6 dita, discendenti di quelli del romanziere. Poi al museo di
Mel Fisher dove sono esposti i relitti delle navi affondate
piene di carichi preziosi ma anche qui la chiusura è alle ore
17.
Cerchiamo
di consolarci prima al Captain Tony’s, sede del primo e
originale Sloppy Joe’s bar, locale preferito di Hemingway dove
lasciamo in ricordo i nostri biglietti da visita tra le migliaia
che sono appesi alle pareti. Poi andiamo in quella che dal 1935
è diventata la nuova sede dello Sloppy Joe’s , allietati da
buona musica . Il nostro nipote, per consumare una pinacolada, è
costretto a mostrare la carta d’identità e dimostrare di avere
più di 18 anni.
Il sole
sta tramontando ed è d’obbligo recarsi a Mallory Square dove
assistiamo ad un indimenticabile tramonto.
Una visita
al famoso faro, un salto al Km 0 della Route 1 che collega Key
West al Canada ed in infine una foto al punto che indica la
distanza da Cuba (90 miles).
Cena
soddisfacente al ristorante Council sul porto dove attraccano la
barche per la pesca d’altura ed infine un meritato riposo al
Best Western che ci offre una camera con splendida vista
sull’oceano.
Il giorno
successivo la colazione in hotel non è proprio soddisfacente. Ci
aspetta una più attenta visita delle Keys .Visitiamo inoltre un
negozio di conchiglie e poi gli ultimi acquisti all’outlet
Dauphin , vicino all’aeroporto di Miami .
Con non
poca nostalgia alle 17.10 decolliamo con destinazione Milano.
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