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IL RACCONTO DI TIZI

 

USA 2008

AVVENTURA IN FLORIDA 2008

 


Il 10 agosto è il giorno tanto atteso della partenza. Siamo in sei ad affrontare la traversata Atlantica: io e mio marito, in compagnia di nostra figlia di 12 anni, di nostro figlio di 15 anni e dei nostri due nipoti. Per i nostri nipoti è la prima volta in USA.

Tranquillo il viaggio e regolare l’atterraggio all’International Airport di Miami ma il primo impatto in terra d’America non è dei migliori: l’autista (mio marito) si accorge di avere la patente scaduta. Patente scaduta niente guida, non ci sono deroghe.

Questa volta anche se a malincuore l’autista deve affidare la guida alla moglie e al nipote che per fortuna, seppure giovane, è in possesso della patente di guida.

Il traffico è regolare e ordinato, i limiti di velocità vengono mantenuti: ci chiediamo se per zelo e rispetto delle regole degli americani o se perché incombe la spada di Damocle delle multe e degli arresti. Notiamo subito che i motociclisti non sono obbligati a portare il casco.

Pernottamento all’Holiday Inn di Palm Beach.


L’11 agosto inizia con una memorabile abbondantissima e coloratissima colazione in hotel, ci sono ogni sorta di specialità gastronomiche americane: french toast, french toast cinnamon, pancake strawberry, blueberry, sciroppo d’acero, muesli, uova, bacon e ogni altra specialità purché contenente un quantità di grassi elevatissima o galleggiante nei condimenti ….

Le porzioni sono very large, veramente “americane”.

Poiché tutti gli hotel sono dotati di un elettrodomestico per la preparazione del caffè, ogni mattina la nostra figliola ritualmente ci prepara il caffè americano: che magnificenza!

Procediamo con la visita di Palm Beach, forse la città più ricca degli Usa, le spiagge infinite e deserte con le immancabili palme. La Word Avenue, meta dello shopping più selezionato, in cui non mancano i negozi delle più grandi marche italiane (Gucci, Armani, etc.) ed innumerevoli raffinatissime boutique e negozi d’antiquariato.

Una rapida visione della casa di Flagler, primo costruttore del sud della Florida e poi via a Cocoa Beach, paradiso del surf. Visitiamo il Ron Jon Surf Shop, aperto 24 h su 24, come peraltro molti grandi magazzini americani, in cui vi si trova tutto per i maniaci del surf e della spiaggia.

Spuntino da Wendy’s e dopo il bagno in oceano una indimenticabile cena al Durango (ottima steak house). Primo impatto con l’aria condizionata che mantiene nei locali una temperatura quasi polare. Così è se vi pare, in tutti i locali pubblici. Cerchiamo di proteggerci con abbigliamento quasi invernale.

Al rientro ci imbattiamo in una colonia di procioni che stazionano nelle vicinanze del nostro hotel in attesa del cibo che i turisti generosamente offrono.

Pernottiamo all’Holiday Inn ma la sistemazione non è troppo soddisfacente.


Il 12 agosto visitiamo lo spettacolare Kennedy Space Center di Cape Canaveral. Da qui il lancio dell’Apollo 11 che ha portato il primo essere umano sulla luna il memorabile 20 luglio 1969.Un biglietto complessivo dà diritto alla visita di tutte le mostre, ai filmati ed al tour dello Space center. È piuttosto dispersivo ma ne vale la pena, soprattutto per coloro che hanno vissuto in diretta nel 1969 l’allunaggio del primo uomo: inimmaginabile la grandiosità della rampa di lancio e soprattutto inimmaginabili le dimensioni dell’Apollo V.

Poi la visita allo Space Shuttle. Si pranza con hot dog ed infine si corre a Daytona dove ci aspetta un bagno nella piscina dell’Holiday Inn.

Cena a base di gamberi nell’indimenticabile Bubba Gump: all’ingresso del ristorante la famosa panchina e le scarpe di Forrest del famoso film “Forrest Gump”.


 

Il 13 agosto inizia con l’irrinunciabile giro sulla spiaggia di Daytona con l’auto. Poi una visita al circuito automobilistico che ospita i raduni della Nascar.

Dopo l’immancabile tappa al Premium Outlets arriviamo a Orlando. E’incredibile come gli americani si illudano di essere magri alterando le taglie internazionali; quella che da noi è una M da loro è una S, quella che per noi è una XL da loro è una M: ognuno cerca di consolarsi come può. In effetti purtroppo l’obesità è veramente dilagante ed impressionante; il tutto appare comprensibile e giustificato non appena ci si rende conto delle dimensioni dei piatti e di conseguenza delle porzioni. A completare l’opera sono le dimensioni dei bicchieri delle bibite, mantenuti sempre rigorosamente pieni dai camerieri: spesso si paga soltanto il primo bicchiere ed i successivi sono gratuiti.

I camerieri dei ristoranti hanno sempre diritto ad una mancia equivalente a circa il 10% del “bill”.La mancia non è dovuta soltanto quando nello scontrino si trova la dizione “gratuity”.

Cena caratteristica al ristorante giapponese Kobe dove il cuoco si esibisce con giochi di coltelli e flambé nella preparazione delle pietanze: molto divertente.


 

Il 14 agosto i ragazzi trascorrono l’intera giornata nei parchi divertimento Universal di ORLANDO.

Noi adulti facciamo un giro nei dintorni fino all’inconfondibile casa che affonda di Ripley’s Believe It or Not.

Un temporale ci costringe a salire sul primo autobus in arrivo che ci dona un imprevisto giro della downtown fino alla Central Station.

Tornati alla Universal CityWalk visitiamo l’Hard Rock Cafe dove ci concediamo un buonissimo hamburger con patatine. Poi al cinema a vedere MAMA MIA con Meryl Streep, rigorosamente in inglese. Non comprendiamo una sola parola ma le immagine sono esplicative e le musiche degli Abba bellissime. Ci scandalizziamo alla vista delle dosi di popcorn e patatine accompagnate da salse multiple servite in confezioni impensabili in Italia ma che i tranquilli spettatori consumano con assoluta nonchalance.

Pernottamento a Tampa nel Best Western, scelta da non ripetere.


 

Il ferragosto inizia con la visita di Ybor City che fu sede dell’industria del sigaro tra la fine dell’800 e l’inizio del 900. Ora sembra una città abbandonata. Più vitale è il nuovo piccolo centro di Tampa.

Attraversiamo la baia di Tampa sullo Sunshine Skyway Bridge.

A San Petersburg visitiamo il notevole museo di Salvador Dalì, ricca raccolta dei suoi più famosi quadri.

Il clima tropicale pervade Fort Myers dove visitiamo le residenze invernali di Edison e Ford, immerse in un indimenticabile giardino. Ancora adesso chiudo gli occhi e riesco a rievocare il profumo dei mango che raccolgo, appena caduti dagli alberi.

Il museo di Edison è veramente unico con le centinaia di brevetti da lui depositati: il ferro da stiro, la macchina per il caffè, etc.

Il fantastico clima tropicale non ci abbandona nella costa Lee Island che offre un’irresistibile combinazione di spiagge sabbiose ricoperte da conchiglie di ogni specie, è uno spettacolo mai visto. Il golfo del Messico ha acque basse e calde, con un letto piatto, senza barriera corallina che possa rompere le conchiglie e questo ne permette la crescita. Sulla spiaggia di Sanibel anche una tartaruga, un’iguana ed un granchio, una vegetazione lussureggiante ed un’atmosfera rilassante che ritroveremo soltanto a Key West.

Poche cose distraggono dalla spiaggia e dalle bellezze naturali.

Pernottamento all’Holiday Inn di Naples .


 

Il 16 agosto si riparte con destinazione Key Largo. Una tartaruga ci attraversa la strada e cerchiamo di evitarla …

Molti sono inoltre i cartelli che indicano di fare attenzione ai coccodrilli che attraversano la strada. Durante il percorso infatti ne troviamo numerosi schiacciati dalle auto.

Prima tappa ad parco delle Everglades ad Everglades City da Capitan Doug. Con piccoli Airboat intraprendiamo la visita del Parco. Tra bromelie, mangrovie ed erba sega ci attendono gli aironi blu, l’airone bianco ed affamatissimi alligatori con le loro terribili fauci. Ci accompagna una guida che sembra appena uscita da Jurassic Park, ci documenta sulla voracità degli alligatori, ne faremmo anche a meno… che paura !!!!

Spaventati ci teniamo ben stretti al boat pensando a quella che potrebbe essere la conseguenza di una nostra caduta in acqua.

L’idea di far lacrimare il coccodrillo non ci alletta affatto.

Proseguiamo in auto fino a Ochopee dove, nel più piccolo post office degli Usa, acquistiamo i francobolli per spedire le cartoline. In prossimità del villaggio indiano Miccosukee ci fermiamo per fare qualche acquisto di artigianato.

Mio marito non demorde dall’idea di gustarsi un alligatore. Cosa non mangerebbe…. Di fronte al villaggio indiano troviamo un ristorante che offre coccodrillo fritto con patatine. Finalmente riesce a soddisfare il suo palato.

Attraversate anche le riserve degli indiani Seminole si giunge a Florida City e poi all’Holiday Inn di Key Largo. Cena al Burger King.

 


È in arrivo l’uragano Fay. Dido,il nostro amico americanologo, dall’Italia ci avverte con largo anticipo. Stanno evacuando tutte le Keys e gli hotel di Key West stanno chiudendo. Siamo costretti a cambiare programma,dobbiamo tornare a Miami nella mattinata del 17 Agosto. Dopo la sistemazione all’Holiday Inn di Miami Beach visitiamo la ricca zona residenziale di Coral Gables con la casa di Merrick , architetto che ha progettato la città negli anni 20.

La piscina veneziana costruita nel 1923 si dice che sia la piscina pubblica più bella del mondo.

Una visita poi all’hotel Biltmore, che ha ospitato celebrità come Al Capone o i duchi di Windsor, con la magnifica piscina in cui il celebre istruttore di nuoto, Johnny Weissmuller, interprete di Tarzan, stabilì un record mondiale di nuoto negli anni 30. Pranzo a CocoWalk, il luogo più frequentato di Coconut Grove, il quartiere più vivace dopo South Beach.

Nel pomeriggio un bagno nell’oceano a Miami Beach ed una buona cena italiana da Rosinella in Lincoln Road. Un gelato indimenticabile nella stessa via da Illy.


 

Il 18 Agosto il tempo inizia a peggiorare. Visitiamo a Fourt Lauderdale il centro commerciale Sawgrass Mills. A Miami decidiamo di fare un giro per la città utilizzando il Metromover. Inaugurato nel 1986, è una navetta senza conducente che compie un giro di 4 km in senso orario attorno al centro(Downtown). Il servizio è gratuito e quindi molto utilizzato da persone poco abbienti. Facciamo incontri interessanti e possiamo scambiare qualche parola con gli abitanti della città.

Programmiamo una cenetta in Ocean Drive ma a malincuore dobbiamo cenare in hotel perché alle 17.30 arriva l’uragano Fay. La polizia ordina la chiusura di tutti i locali, la spiaggia e la piscina vengono completamente evacuate e ogni cosa viene ritirata. Osservo dalla finestra della camera la violenza con cui una sdraio dimenticata viene trascinata dal vento e sbattuta distruggendola contro le mura dell’hotel.

Il vento è violentissimo così come l’acqua e la tempesta. Le palme vengono piegate in maniera impensabile. Un canale televisivo trasmette continuamente notizie riguardanti l’uragano. Soltanto nella notte la violenza del vento va scemando.


 

Il mattino successivo possiamo uscire ma la strada per le Keys è ancora chiusa.

Visitiamo Little Avana e nella principale arteria commerciale, Calle Ocho, ci gustiamo un eccellente caffè cubano in un locale che vende anche dell’ottima frutta (banane piccole e dolcissime e molti altri frutti tropicali). Molto cortesi i proprietari così come il proprietario della fabbrica di sigari (Don Pepin) nella quale acquistiamo qualche sigaro da regalare. Sono molti i negozi di articoli religiosi.

Arriviamo al Cuban Memorial Boulevard dove un monumento ricorda i 2.506 caduti nella invasione della baia dei Porci a Cuba, guidata dagli Usa nel 1961.

Nel centro di Miami svetta la Freedom Tower (1925) e ci concediamo un giro nel Bayside Marketplace, ricca di negozi, ristoranti e bar. Nell’Hard Rock cafe è vana la mia ricerca della grandiosa chitarra che avrebbe dovuto essere localizzata sul tetto dell’edificio: è stata portata via dall’uragano Wilma di qualche anno fa.

Poi un giro in Ocean Drive a South Beach dove numerose persone stazionano davanti al cancello della casa di Gianni Versace, proprio nel punto in cui venne ucciso. Meritevoli di una attenta osservazione sono gli splendidi palazzi e hotel restaurati del quartiere Art Deco.

La vista fugace di un famoso pluritatuato in auto ad un semaforo fa impazzire i due nipoti che più volte rivisitano il negozio (set di una trasmissione in onda su un canale di Sky) con la speranza di rivederlo.

Cena a Casa Grande in Ocean Drive. I camerieri ci offrono una cena a metà del prezzo della carta se ceniamo non più tardi delle ore 19.


 

Il 20 Agosto alle ore 6.15 partiamo alla volta di Key West. Attraversate le fantastiche Keys, ci fermiamo soltanto per una veloce colazione da Pig, a base di french toast ed ogni altra leccornia americana (i l nome del bar calza a pennello). Poi una passeggiata sulla incantevole spiaggia di Bahia Honda e via per la meta del nostro viaggio. Con un tempestivo messaggio il nostro amico Dido annuncia in tempo reale il nostro arrivo a Key West: non ci resta che chiamarlo per fargli sentire in diretta il rumore delle onde dell’oceano.

Ci abbandoniamo ad un bagno indimenticabile nella piscina dell’hotel immersa in una vegetazione tropicale; l’acqua è tiepida ed il clima è fantastico. Key West non è propriamente un luogo ma è un modo di essere e di vivere, Key West è un sentimento che viene dal profondo;bisogna mettersi in sintonia con i locali, lasciandosi andare allo stile di vita rilassato e tropicale.

Arriviamo alla casa di Hemingway alle ore 17.05 ma è appena stata chiusa. Un momento di sconforto per non aver potuto provare l’atmosfera dello scrittore e soprattutto per non aver potuto vedere i gatti a 6 dita, discendenti di quelli del romanziere. Poi al museo di Mel Fisher dove sono esposti i relitti delle navi affondate piene di carichi preziosi ma anche qui la chiusura è alle ore 17.

Cerchiamo di consolarci prima al Captain Tony’s, sede del primo e originale Sloppy Joe’s bar, locale preferito di Hemingway dove lasciamo in ricordo i nostri biglietti da visita tra le migliaia che sono appesi alle pareti. Poi andiamo in quella che dal 1935 è diventata la nuova sede dello Sloppy Joe’s , allietati da buona musica . Il nostro nipote, per consumare una pinacolada, è costretto a mostrare la carta d’identità e dimostrare di avere più di 18 anni.

Il sole sta tramontando ed è d’obbligo recarsi a Mallory Square dove assistiamo ad un indimenticabile tramonto.

Una visita al famoso faro, un salto al Km 0 della Route 1 che collega Key West al Canada ed in infine una foto al punto che indica la distanza da Cuba (90 miles).

Cena soddisfacente al ristorante Council sul porto dove attraccano la barche per la pesca d’altura ed infine un meritato riposo al Best Western che ci offre una camera con splendida vista sull’oceano.

Il giorno successivo la colazione in hotel non è proprio soddisfacente. Ci aspetta una più attenta visita delle Keys .Visitiamo inoltre un negozio di conchiglie e poi gli ultimi acquisti all’outlet Dauphin , vicino all’aeroporto di Miami .

Con non poca nostalgia alle 17.10 decolliamo con destinazione Milano.

 

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